Boards of Canada – Inferno (Warp)

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Boards of Canada – Inferno (Warp)

Sono pochi gli autori, nell’ambito della musica elettronica, capaci di catalizzare un’attenzione così ampia, anche presso fasce di pubblico e critica legate ad altri generi musicali. I Boards of Canada, insieme ad Aphex Twin e forse agli Autechre, riescono inevitabilmente a generare dibattiti, analisi e discussioni approfondite, grazie alla natura stratificata e ai molteplici livelli di lettura delle loro opere. Uno degli aspetti più problematici riguarda il rapporto tra l’autore e il proprio passato, soprattutto quando quest’ultimo viene mitizzato attraverso capisaldi considerati inarrivabili, pietre miliari che hanno contribuito a definire i canoni estetici di un intero genere.
Per i BoC questo meccanismo è inevitabile: il duo scozzese può contare su una discografia relativamente contenuta, ma composta da lavori che, in alcuni casi, hanno raggiunto uno status di culto.
Un altro elemento centrale è la scelta concettuale operata dai BoC: il continuo richiamo a un passato popolato da tecnologie instabili e primitive, evocato attraverso sonorità sbiadite, suoni processati per simulare le fluttuazioni del nastro analogico, timbri soffusi, strutture ritmiche essenziali e lente. Tutto ciò costituisce un lessico sonoro ben definito e immediatamente riconoscibile.
Questo immaginario, che ha contribuito in maniera decisiva a gettare le basi dell’hauntology, rappresenta al tempo stesso un marchio di fabbrica inequivocabile e un perimetro estetico dal quale è difficile emanciparsi.

Il primo problema di Inferno è che arriva tredici anni dopo Tomorrow’s Harvest, un disco rilevante nella carriera dei BoC, rendendo quasi inevitabile il confronto tra le due opere.
Inferno si fonda su un concept filosofico che esplora la dicotomia tra distruzione e spiritualità, offrendo il ritratto di un’epoca attraversata da fantasmi distopici, nuove forme di religiosità, tecnocrazie autoritarie e conflitti globali.
Ciò che emerge con maggiore evidenza, almeno a parere di chi scrive, è però l’introduzione di nuovi elementi sia lessicali sia timbrici nella costruzione dei brani.
Ai suoni ovattati e fluttuanti tipici del duo, ai ritmi downtempo essenziali e all’impianto complessivo dell’album — concepito come un viaggio quasi psichedelico attraverso una sequenza sonora che richiama le grandi suite dei FSOL di Lifeforms — si aggiungono nuovi oggetti sonori: timbri di chitarra elettrica, batterie acustiche, armonizzazioni quasi sinfoniche, cori orientali che richiamano la psichedelia degli anni Sessanta e un uso particolarmente sofisticato dei campioni vocali.
Gli inserti di chitarra rievocano le atmosfere liquide del dream pop dei Cocteau Twins, come in Somewhere Right Now In The Future, o quelle della darkwave più eterea, come in Prophecy at 1420 MHz.
Chitarre elettriche processate attraverso effetti di modulazione compaiono anche nell’ipnotica The Word Becomes Flesh, che si conclude con lo spoken word di una voce femminile opportunamente manipolata. In Blood In The Labyrinth emergono inoltre campioni di sitar che accentuano la dimensione psichedelica del flusso ambient-cinematico proposto dal duo.
Rispetto al disco precedente, il suono appare più nitido e definito. Non mancano momenti di rara eleganza nella costruzione contrappuntistica, come nel finale cinematografico di Hydrogen Helium Lithium Leviathan, scandito da sezioni di corni orchestrali che richiamano alcune atmosfere di Philip Glass.
Naraka introduce un coro Hare Krishna che intona la melodia conclusiva del brano, dando vita a una sorta di raga tecnologico che evoca la corsa al misticismo orientale oggi tornato di moda. Una soluzione che viene riproposta anche nel finale di Age of Capricorn.
Father and Son propone invece un raffinato intreccio di campioni vocali, mentre tracce come You Retreat In Time And Space riportano l’ascoltatore a una dimensione più familiare e riconoscibile dei BoC.
Senza voler stabilire paragoni qualitativi con le opere precedenti, ci troviamo senza dubbio di fronte a uno dei migliori dischi di musica elettronica pubblicati nel 2026.

Si tratta di un lavoro complesso e articolato, che non insegue alcuna tendenza dominante, come del resto per Kammerkonzert di Squarepusher; al contrario, ne impone di proprie grazie a un’identità estetica forte e perfettamente definita.
Sorprende constatare come, nel 2026, produzioni di questa portata e di questo spessore possano ancora provenire da autori emersi negli anni Novanta. Quest’anno, oltre ai BoC, molti protagonisti di quella stagione sono tornati sulle scene con risultati differenti ma spesso di grande qualità: da Squarepusher a Speedy J, passando per Seefeel e Cylob.
Inferno è un disco monumentale, soprattutto se confrontato con la miriade di produzioni che ogni anno sfruttano le tecnologie più avanzate senza riuscire a sviluppare una reale identità artistica. Ancora una volta, Mike Sandison e Marcus Eoin entrano a gamba tesa nel panorama contemporaneo, forti di un’originalità e di una riconoscibilità che pochi possono vantare.
Il lavoro è disponibile, oltre che in formato liquido, in CD, in doppio vinile ma anche in una tiratura deluxe, pubblicato, ovviamente, da Warp Records.

Amptek (voto 9)

1. Introit Mike Sandison 0:36
2. Prophecy at 1420 MHz Sandison, Marcus Eoin 5:04
3. “Hydrogen Helium Lithium Leviathan” Sandison 4:44
4. “Age of Capricorn” Sandison 3:52
5. “Father and Son” Sandison 3:24
6. “Somewhere Right Now in the Future” Sandison 2:26
7. “Naraka” Sandison 5:01
8. “Acts of Magic” Sandison 1:18
9. “Memory Death” Sandison 2:37
10. “The Word Becomes Flesh” Sandison 5:20
11. “Into the Magic Land” Sandison, Eoin 4:35
12. “Blood in the Labyrinth” Sandison, Eoin 4:55
13. “Deep Time” Sandison 3:18
14. “All Reason Departs” Sandison, Eoin 6:14
15. “Arena Americanada” Sandison, Eoin 5:22
16. “The Process” Sandison, Eoin 3:01
17. “You Retreat in Time and Space” Sandison 5:25
18. “I Saw Through Platonia” Sandison 2:39

 

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