MUSICA MACHINA

Genesis – From Genesis to Revelation (1969) 2026 Mix

Genesis - From Genesis to Revelation [cover album]

In premessa “From Genesis to Revelation” del 1969 è uno degli album che più amo in assoluto. Un disco che conosco ormai da diverse decadi e che ad ogni ascolto mi da come l’impressione di scoprire sempre qualcosa di nuovo o che magari mi era sfuggito in precedenza. Un classico incastonato nel suo tempo eppure dotato di uno stato di grazia tale da essere capace di uscire fuori da ogni tempo. Quasi come fosse frutto di un miracolo dagli equilibri fragilissimi.

Tanti album, seppur belli e immortali, dopo tanti e tanti ascolti mi sono venuti a noia, è normale. Ma questo no, mai. Mi sono sempre chiesto perché.

L’album è il primo in assoluto dei Genesis con una storia di contorno interessante quanto controversa. Tralascio di citare la loro storia postuma ben nota a tutti e dell’importante contributo dato alla storia del Rock in genere e ancor più per il Rock progressivo.

“From Genesis from to Revelation” quando uscì si rivelò un fiasco commerciale e venne inciso dalla band in età giovanissima compresa tra i 15 e i 17 anni, durante le vacanze estive scolastiche. In più erano controllati dai genitori, che come da cliché, speravano per i propri figli carriere brillanti ma fuori dal mondo della musica.

Dopo le registrazioni il produttore inserì a loro insaputa archi e ottoni negli arrangiamenti.

I Genesis lo vennero a sapere solo a ridosso della pubblicazione dell’album ma non ne furono contenti né poterono opporsi per ragioni di contratto.

A mio modesto parere invece è proprio l’innesto di archi e ottoni a donare all’intero lavoro originale uno stato di grazia fuori dal comune. Anzi per dirla tutta ho sempre pensato che l’aggiunta di innesti orchestrali di stampo classico abbia giovato in modo decisivo al sound del disco. Da qui il dubbio coltivato negli anni: e se tutta questa magia non derivi forse da un meraviglioso quanto irripetibile errore di mixaggio? Chissà.

Nella sua contemporaneità il genere Prog non era ancora nato e nella storia del Pop / Rock nessun altro disco risulta ancora oggi accostabile a questo, sia come suono che nelle intenzioni. Un’autentica perla a sé stante.

E veniamo allo scorso 9 ottobre, data in cui esce una nuova versione mix dell’album. L’ho sentita e devo dire che mi ha deluso.

Spiego perché.

La pulizia e la qualità del suono è naturalmente fuori discussione. La giovane voce di Peter Gabriel esce con maggior risalto così come il suono d’insieme di tutta la band. Addirittura la batteria, quasi colpevolmente “indietro” nel mix originale emerge in modo più importante. Ottoni ed archi vengono invece quasi oscurati in questa nuova versione diventando quindi un orpello inutile di cui doversi liberare se non per accenni lievi nella trama melodica dei volumi.

Concettualmente per scelta credo nell’intento si sia voluto restituire il suono ‘originale’ della band con un mixaggio più di tradizione “rock” a scapito però delle sezioni orchestrali. In base alla nuova versione rilasciata per le piattaforme d’ascolto la mia opinione è che quel tocco magico e fatato che contraddistingue l’album si sia praticamente dissolto. Ed è un vero peccato.

L’errore, se così possiamo definirlo, nella versione originale del 1969 immagino sia stato forse nell’aver mixato il tutto nella modalità di come si faceva a quei tempi per i dischi di musica classica, anziché rock.

Credo sia stata questa la vera “disfunzione” accidentale dell’album tale però da renderlo meravigliosamente unico. Come l’aver creato i presupposti di un’alchimia forse inconsapevole che ha proiettato il disco un tantino troppo in là rispetto al gusto corrente di fine anni ’60. Non a caso il disco nell’immediato non riscontrò il favore del pubblico, forse anche a causa della scarsità delle note di copertina per un gruppo allora esordiente.

Non indago nel merito di eventuali ragioni o interessi di chiunque abbia avuto la ventura di commissionare oggi un mix di questo tipo. Non sono un giornalista né tantomeno ho intenzione di annoiare con dietrologie da cronista di rotocalco musicale. Mi baso sulla mia personalissima impressione a caldo legata al semplice ascolto di un album, secondo me essenziale, ma che da quest’anno annovera ben due versioni ufficiali quasi alternative tra loro.   

Edizione 2026 sicuramente interessante ma per i motivi di cui sopra, continuo senza dubbio a preferire la versione originale uscita su Decca. Quella ancora oggi più proiettata in avanti. Vale a dire, verso un tempo senza tempo.

H501L

 

 

Exit mobile version