Squarepusher – Kammerkonzert (Warp,2026)

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Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Thomas Jenkinson si trovò trasformato in Frank Zappa.
Non è l’incipit di un racconto inedito di Franz Kafka, ma una sintesi efficace delle sensazioni che l’ascolto di questo Kammerkonzert può suscitare. Che Squarepusher possedesse un notevole background musicale era evidente fin dal suo primo album, in cui il basso elettrico tracciava linee articolate di matrice jazz-rock su un turbinio di follie ritmiche tipiche della drill and bass.

In questo lavoro, tuttavia, Tom Jenkinson va ben oltre, realizzando un’opera cameristica costruita attraverso strumenti da piccola orchestra — campionati — e altri suonati direttamente da lui. Il risultato è notevole: ne emerge un disco sperimentale che non concede nulla all’ascoltatore distratto.
A parte qualche richiamo jazz-funk, come nel singolo K2 Central, che evoca Stanley Clarke ai tempi dei Return to Forever, la musica contenuta nell’album risente fortemente delle influenze della musica contemporanea, a partire dal compositore prediletto di Frank Zappa, Edgard Varèse.

Varèse (1883–1965), compositore francese naturalizzato statunitense, è considerato uno dei padri fondatori della musica elettronica e un pioniere della musica del primo Novecento. Il giovane Frank Zappa entrò casualmente in contatto con la sua opera, che divenne la sua principale influenza, al punto da spingerlo a realizzare una serie di dischi orchestrali e sperimentali — vere e proprie declinazioni rock del linguaggio varèsiano — come Lumpy Gravy, Jazz from Hell e Civilization Phaze III.

Sorprendente è proprio questa connessione tra la musica di Varèse, e non solo, vi sono richiami anche a Olivier Messiaen e ad Anton Webern, e quella di Squarepusher, che si inoltra in un territorio rischioso: si allontana infatti dalle coordinate del breakbeat e della jungle, e dunque dall’universo della dance, per approdare a una musica d’ascolto puro, che richiede attenzione e pazienza.
Già Aphex Twin aveva sfiorato territori analoghi, tra pianoforte preparato alla maniera di John Cage ed esplorazioni microtonali — con buona pace degli Angine de Poitrine— sin dai primi anni Novanta, arrivando anche a partecipare a eventi dedicati all’esecuzione di brani di Karlheinz Stockhausen. Senza contare le incursioni della London Sinfonietta nel repertorio degli artisti Warp, come nel progetto del 2006 London Sinfonietta – Warp Works & Twentieth Century Masters.

Squarepusher conferma dunque una tendenza — iniziata oltre trent’anni fa — che introduce nel linguaggio del pop elettronico le influenze delle avanguardie.
È inutile avventurarsi in descrizioni che tentino di rendere a parole la complessità formale del lavoro di Squarepusher: gli strumenti interpretativi vanno piuttosto ricercati nell’estetica della musica contemporanea, più che in immagini metaforiche arbitrarie. Ciò che conta sottolineare è che ci troviamo di fronte a un esperimento interessante, ma di non facile fruizione, in cui la frantumazione ritmica tipica di Tom Jenkinson incontra la scomposizione armonico-melodica propria delle avanguardie del Novecento.
Un disco senza dubbio stimolante, che non concede nulla alle logiche del mercato.

Amptek (voto 9)

tracklist:
K1 Advance (2:16)
K2 Central (4:25)
K3 Diligence (4:12)
K4 Fairlands (5:06)
K5 Fremantle (7:27)
K6 Headquarters (4:59)
K7 Museum (6:56)
K8 Park (2:03)
K9 Reliance (3:32)
K10 Terminus (4:23)
K11 Tideway (5:22)
K12 Uplands (1:09)
K13 Vigilant (5:08)
K14 Welbeck (5:52)

https://squarepusher.bandcamp.com/album/kammerkonzert

 

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